Crescere si, ma crescere bene

La scorsa settimana abbiamo parlato dell’invecchiamento generale della Brianza, che è parte di una tendenza generale a livello nazionale. Questa settimana riflettiamo sulle possibilità di crescita, in termini popolativi e non, del nostro territorio.

Andremo a vedere, prendendo alcuni tra i comuni più grandi e quelli piccoli, se ci sono state forti divergenze tra i comuni più grandi e comuni più piccoli della provincia in termini di sviluppo demografico, per capire se si può, almeno in termini generali, considerare la provincia di Monza come un’unica conurbazione e fare delle considerazioni generali sulle prospettive di sviluppo.

Non si cresce tutti uguali

Nota: in tutti i grafici a seguire Monza è stata esclusa ai fini del calcolo della media dei valori relativi ai comuni grandi

Cerchiamo di partire dai dati relativi alla crescita di popolazione. Abbiamo preso in esame i quattro comuni più popolosi dopo il capoluogo (Cesano Maderno, Desio, Lissone, Seregno) e quattro dei cinque comuni meno popolati (Aicurzio, Correzzana, Renate, Ronco Briantino) per vedere che differenza c’è stata nella crescita della popolazione tra il 2010 ed il 2017.

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Si nota come, tra i comuni considerati, a una maggiore crescita tende ad accompagnarsi una popolazione meno anziana

La scelta del 2010 come anno di partenza non è casuale: se tutti i comuni considerati risultano complessivamente in crescita nel decennio 2007-2017, il biennio 2010-2011 rappresenta un anno di rallentamento della crescita demografica, e non solo nei comuni piccoli (caso limite è Renate, la cui popolazione è calata del 3% negli ultimi sette anni).

Anche in quelli grandi, infatti, si assiste a un relativo rallentamento della crescita, solo in parte imputabile agli aggiustamenti dei registri dell’anagrafe relativi al censimento del 2011, o alla possibile diminuzione dei flussi migratori, interni o esteri. Nel biennio 2010-2011 il tasso di natalità a Desio e Seregno diminuisce del 10% rispetto al biennio precedente.

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Dove i nuclei familiari tendono ad essere piccoli, l’età media sale, ma non c’è corrispondenza diretta tra i due fattori: Renate è un comune con saldo naturale pari allo 0,2‰, mentre Seregno è in saldo naturale negativo, pari al -1,7‰ : il bilancio demografico del comune è tenuto in piedi dall’immigrazione (interna ed estera) di coppie “mature”.

Differenze e analogie nella crescita della popolazione

Tendenzialmente, i comuni grandi, in proporzione, sono cresciuti più di quelli piccoli, tolto il caso di Correzzana, che cresce più del doppio del comune di Lissone. Un dato interessante è che nei comuni più piccoli, tendenzialmente, la dimensione dei nuclei familiari negli ultimi 15 anni è calata maggiormente rispetto a quella dei comuni più grandi (-9,9% contro -6,4%).

È anche vero che in questi le dimensioni della famiglia media, nel 2003, erano più alte (2,63 persone per nucleo contro le 2,5 dei comuni grandi). Infatti il calo delle dimensioni delle famiglie si è accompagnato ad un allineamento in termini di età media della popolazione, indice di dipendenza strutturale (numero di persone tra gli 0 e i 14 anni compiuti sommati agli over 65 ogni 100 attivi, ossia le persone tra i 15 e i 64 anni) ed indice di vecchiaia (rapporto percentuale degli ultrasessantacinquenni con gli under 15) con i comuni più grandi.

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Si nota come, a fronte di variazioni diverse del tasso di dipendenza strutturale rispetto al 2003, i valori al 2017 tendono a stabilizzarsi attorno al 53%: la dimensione del comune non sembra essere un fattore primario nell’invecchiamento della popolazione.

Tiriamo le somme: non c’è una differenza così netta tra la recente evoluzione demografica dei comuni più popolosi e quelli più piccoli. Se i primi sono cresciuti di più, in proporzione, è ancora vero che i secondi hanno in media una popolazione più giovane (giovane sì, ma pendolare).

Crescere si, ma crescere bene

Si noti che alla crescita della popolazione è corrisposto un minore invecchiamento della popolazione, e ciò è principalmente da imputare a un saldo migratorio positivo per quanto riguarda giovani coppie/famiglie con figli sul territorio comunale – infatti anche le dimensioni dei nuclei familiari calano meno dove la popolazione cresce di più. Tuttavia una crescita “dopata” dalla creazione sfrenata di alloggi, laddove avviene, può dare problemi relativi all’ambiente ed alla qualità della vita.

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Consumo di suolo nell’Italia centrosettentrionale. L’area a nord di Milano, provincia di Monza compresa, è fra le più pesantemente urbanizzate

Quantomeno per i primi, è il caso di Lissone, che è il comune più densamente popolato della provincia – 4922 abitanti/kmq, più del doppio della media provinciale. Lissone dall’inizio degli anni 2000 ha visto aumentare la propria popolazione di più di 10.000 persone, circa del 28,5% del valore iniziale, a causa di un ampia disponibilità di alloggi di nuova costruzione, che hanno portato ad una cementificazione selvaggia (il consumo di suolo a Lissone è al 71,5% contro una media provinciale del 41%).

Un rapido incremento della popolazione provoca anche un aumento delle vetture circolanti (ed il nostro territorio non è messo bene a livello viabilistico, anche sulle arterie principali) e un aumento delle della domanda di trasporti pubblici (e anche qui, la situazione non è buona).

C’è ancora spazio per lo sviluppo?

Quindi: la Provincia di Monza è un territorio con una popolazione pendolare e in progressivo invecchiamento, come si può evitare, da una parte, il progressivo spopolamento ed invecchiamento delle comunità, e dall’altro, il rischio di avere delle città – dormitorio?

La risposta a questa domanda richiederebbe una trattazione molto ampia, ma ci sembra di poter indicare qualche spunto. Si può iniziare limitando il consumo di suolo e la costruzione di alloggi, favorendo la ristrutturazione degli stabili già esistenti e mantenere l’offerta di servizi di pubblica utilità (sanità, istruzione, servizi sociali) adeguata al numero e alla composizione degli abitanti. Nella scelta delle politiche di edilizia residenziale, oltre al consumo di suolo e all’attuale disponibilità di servizi, è importante anche considerare il numero di alloggi sfitti: si pensi a comuni come Cesano Maderno o Seregno, dove ci sono più di 7 alloggi sfitti ogni 100 abitanti .

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Fotografia aerea della Pianura Padana lo scorso inverno. Si commenta da sola

Proviamo ad immaginare che ad esempio in seguito ad un crollo dei prezzi del mercato immobiliare/degli affitti, in condizioni invariate, il 60% di questi appartamenti si riempia in breve periodo. Proviamo a fare una stima indicativa: moltiplicando il numero di appartamenti per la dimensione media dei nuclei familiari dei quattro comuni grandi sopra considerati (2,34 persone per il 2017) la popolazione aumenterebbe di circa 3.900 persone a Cesano Maderno e di 4.700 a Seregno.

Un tale incremento di popolazione, superiore al 10% per entrambi i comuni avrebbe forti conseguenze tanto sulla domanda di servizi quanto sulla viabilità (le cui ricadute sull’inquinamento atmosferico si sommerebbero a quelle dovute all’aumento dei consumi complessivi per il riscaldamento domestico) e la domanda di parcheggi nei pressi dei centri cittadini.

Muoversi insieme

Potenziare il trasporto pubblico non è solo indispensabile in prospettiva di una crescita demografica (dunque un aumento dei veicoli in strada) ma è fondamentale per viste le condizioni attuali del territorio, con un forte numero di persone che svolgono la propria attività principale al di fuori del territorio comunale, traffico intasato e inquinamento dell’aria drammatico. È una strada in salita, sia per le tempistiche ed i costi, sia perchè la Regione Lombardia sembra invece orientata in senso opposto, disinvestendo sulla mobilità pubblica e favorendo la costruzione di nuove arterie stradali.

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Le corse che Trenord ha recentemente spostato su gomma, aumentando i tempi di percorrenza e i disagi per i pendolari, che non sono esattamente contenti

Si aggiunga a questo che è fondamentale incentivare la mobilità ciclabile, al fine di alleggerire il traffico dovuto agli spostamenti brevi o brevissimi. Si può anche dire che le preferenze sull’utilizzo dei mezzi sono dovute all’abitudine dei cittadini, e ben vengano le campagne di sensibilizzazione, quel che è certo però è che la rete di piste ciclabili in tutto il Nord Italia è molto meno sviluppata rispetto ad altre aree d’Europa con densità di popolazione analoghe. Vale tanto per le ciclabili quanto per il trasporto ferroviario ( o quello su gomma): solo facendo rete i Comuni potranno ottenere risultati significativi e percepibili sul lungo periodo.

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In termini relativi alla densità di popolazione, prendendo a paragone altri Paesi nell’Europa Centrale, le piste ciclabili nel Nord Italia non ci sono.

Al lavoro

Lavorare insieme è ancora più fondamentale per l’ultimo spunto da cui partire per rilanciare le comunità: diventare un ambiente favorevole all’insediamento di nuove imprese e allo sviluppo di quelle attualmente presenti. Si può provare a farlo collaborando con associazioni di categoria per progetti di formazione continua per le imprese, favorendo la riqualificazione di aree dismesse e iniziando a immaginare ad incubatori di aziende a tecnologia avanzata (come emerso sottotraccia in un evento recente a Monza, di cui abbiamo parlato).

Infine, pensare uno sviluppo economico in senso stretto di una comunità richiede capacità di pianificazione, proiettata su tempistiche ben più lunghe di quelle del tempo di vita di un amministrazione. Adottare un Piano Strategico di Sviluppo può essere un ottimo punto di partenza per avere degli obiettivi di lungo periodo a cui tendere, e delle linee guida da tenere presenti nell’amministrare.

Certo è che per favorire l’insediamento di nuove imprese, la creazione di lavoro e la crescita in senso ampio della comunità, la definizione di obiettivi congiunti di lungo periodo tra Comuni diversi può essere la vera chiave di volta per lo sviluppo delle nostre comunità.

Foto di Copertina di J.Stimp, via Flickr

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