E’ un paese per vecchi

In provincia di Monza e Brianza, speranze di vita più alte e una popolazione 0-14 anni pressoché costante hanno contribuito ad una popolazione mediamente più anziana. Secondo l’Osservatorio CPI, questa tendenza è destinata a gravare enormemente sul Bilancio dello Stato.

Sempre più anziani

Bastano pochi indicatori per comprendere il fenomeno demografico in atto in Brianza.

L’indice di vecchiaia, che rappresenta il rapporto tra la popolazione anziana (65 anni e oltre) e la popolazione più giovane (0-14 anni), vede un aumento del 30%. Se diciassette anni fa ogni cento giovani vi erano 120 anziani, nel 2018 il numero è cresciuto a 156. Poiché la popolazione giovane è cresciuta solamente del 2.9% nel periodo, la variazione è dovuta quasi interamente ad un crescente numero di over-65.

Ci sono più anziani, sia in termini assoluti che relativi; è un problema? Potrebbe diventarlo.

I numeri che preoccupano

Nel grafico qui sotto sono riportati i tre indici di dipendenza (degli anziani, dei giovani e strutturale) dal 2002 all’anno in corso. Il primo rappresenta il numero di individui sopra i 64 anni ogni 100 individui potenzialmente indipendenti (età 15-64) in provincia Monza; il secondo si riferisce al numero di individui di età inferiore ai 15 anni ogni 100 individui potenzialmente indipendenti in provincia Monza. La somma di questi due coincide con l’indice di dipendenza strutturale. Questi indici sono detti “di dipendenza” perché illustrano quanto sia grande la fascia di popolazione che viene “mantenuta” dalla popolazione produttiva (età 15-64).

Facciamo un esempio: in una ipotetica popolazione di 130 individui, di cui 10 giovani e 20 anziani e quindi 100 individui di età media, l’indice di dipendenza degli anziani corrisponderebbe al 20%, quello dei giovani al 10%, quello strutturale al 30%.

grafico_1_demografia

Negli ultimi diciassette anni l’indice di dipendenza strutturale ha registrato una forte crescita, pari al 30.5%. Questa impennata è quasi interamente causata da un forte aumento dell’indice di dipendenza degli anziani, salito del 46.2%.

Quali sono le cause?

Il cambiamento registrato deriva da due fenomeni, che sono facce della stessa medaglia: dato che la percentuale di popolazione giovane è rimasta negli anni relativamente costante, l’aumento della percentuale di popolazione anziana si è riflesso in una diminuzione della percentuale di popolazione di età media.

grafico_1_demografia

Il grafico rappresenta con un colore diverso ognuna delle tre fasce della popolazione. Si vede come gli over-65, che nel 2002 corrispondevano al 16.5% della popolazione della Brianza, sono ora il 22%, riportando una crescita netta del 33%. Nello stesso periodo, la popolazione di età media è passata dal 70% al 64% della popolazione totale.

I conti non tornano

In Italia, le pensioni erogate vengono finanziate attraverso le imposte, indipendentemente dal metodo con cui si è andati in pensione (contributivo o retributivo). Dunque, la popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni, comprendendo la quasi totalità dei lavoratori, sostiene di fatto la spesa pensionistica.

Se il numero di anziani aumenta rispetto alla popolazione di età media, questa verrà tassata maggiormente per pagare più pensioni. Questo è ciò che sta avvenendo in Brianza e, più in generale, in Italia.

E’ intuibile come il sistema previdenziale attuale sia difficilmente sostenibile nel lungo periodo, se questo trend di “invecchiamento” generale non accenna a fermarsi nei prossimi anni.

Secondo l’Osservatorio conti pubblici italiani, l’Italia si posiziona al secondo posto nell’area Ocse per l’incidenza delle pensioni sul prodotto interno lordo. L’Italia ha un rapporto spesa pensionistica/PIL del 16.3% (destinato a salire fino al 18,7% nel 2040), il doppio della media Ocse.

Se assumiamo di mantenere il sistema corrente in vigore, ai fini di finanziare una spesa pensionistica in continuo crescendo, si potrebbe innalzare ulteriormente la pressione fiscale, già al 48% e quindi tra le più alte al mondo, con potenziali effetti recessivi sull’economia.


Fonti: Istat.it, Wired.it

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