Beni confiscati alle mafie: qual è il quadro in Brianza?

Si sente parlare spesso di sequestri di beni ai danni della criminalità organizzata e il nostro territorio non è esente da questa realtà. Abbiamo fatto un giro tra le cifre relative alle confische di immobili e aziende, per capire come se la passano la Brianza e circondario.

Di che numeri parliamo?

Necessitiamo di una brevissima introduzione di metodo: i dati che seguono provengono tutti dal registro ufficiale dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e dividono i beni in due categorie: immobili e aziende.
A loro volta questi sono suddivisi in “destinati” e “in gestione”: la prima categoria indica che i beni sono da destinarsi in futuro a nuovo uso, non sempre già individuato, mentre la seconda che il passaggio a nuovo utilizzo è già avvenuto.

Monza e Brianza, un primato poco invidiabile

Come prima analisi abbiamo confrontato i numeri di Monza e Brianza con quelli delle provincie vicine, scegliendo Como e Lecco. In termini assoluti la nostra realtà è ben al di sopra delle concorrenti: con un totale di 410 imprese e 30 aziende confiscate, va infatti oltre la somma delle altre due, dove Como fa registrare 7 aziende e 113 imprese mentre Lecco si ferma a 70 imprese e 3 aziende.

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Spostando la questione in termini relativi al numero di abitanti il discorso non cambia, con un rapporto beni confiscati per persona che in Monza e Brianza rimane tra le due e le tre volte più alto.

Guardando invece alla percentuale di beni che hanno trovato nuova gestione, la nostra provincia può dare il buon esempio: con 351, tra aziende e immobili, in nuova gestione Monza e Brianza segna la “percentuale di riutilizzo più alta” (beni in gestione su beni totali), pari all’80%. Lecco e Como seguono, attestandosi rispettivamente al 51% e al 68%.

Un passo più a fondo verso il nostro territorio

Ci addentriamo ora in un’analisi più specifica rispetto ai dati provenienti dalla sola zona di Monza e Brianza, partendo dalle aziende. Un dato significativo arriva dal settore di queste ultime: infatti per oltre la metà (il 52% ad essere precisi) si tratta di società a responsabilità limitata, forma giuridica che si conferma essere la più vulnerabile rispetto a penetrazioni di carattere mafioso. Guardando invece a quella che viene chiamata la “sottocategoria”, ossia il tipo di attività, spiccano le aziende nel settore “costruzioni” e “alberghi e ristoranti”, che da sole rappresentano il 66% del totale.

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Spostandoci invece verso le imprese, guardando alla divisione per tipologia spiccano le 282 unità sequestrate rientranti nelle “unità immobiliari per uso di abitazione o assimilabile” pari al 69% del totale. Gli immobili destinati a fini commerciali, più precisamente “unità immobiliari a destinazione commerciale e industriale” sono 72 e rappresentano il 18%. Seguono i terreni con l’11% (il 2% mancante è etichettato come “altro”).

Entrando ancora più nello specifico guardiamo la divisione per sottocategoria: abbiamo riportato di seguito unicamente le cinque voci più ricorrenti. In linea con quanto visto precedentemente, al primo posto spiccano gli appartamenti in condominio, che da soli rappresentano il 33% degli immobili sequestrati.

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Un’occhiata ai comuni

Come ultimo punto della nostra breve analisi andiamo a soffermarci sui numeri relativi ai singoli comuni. In cima alla classifica per numero di beni confiscati spiccano nomi più o meno noti alle cronache locali quando si tratta di attività della criminalità organizzata. In particolare, facendo riferimento al numero complessivo di immobili e aziende sequestrate, al primo posto troviamo la città di Desio, che compare 56 volte nei registri, seguita da Giussano (51), Muggiò (48) e Seregno, che con 46 unità sequestrate si trova appena sotto al podio. È interessante, e preoccupante, notare come le prime cinque città della lista (che formano inoltre un’area pressoché continua) abbiano ospitato da sole il 59% dei sequestri di tutta la provincia, delineando un forte accentramento nei dati. Questo riflette la modalità di azione tipica delle mafie, che preferiscono radicarsi nel profondo dove riescono a prendere piede, prima di tentare di arrivare capillarmente in più aree possibili.

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