Il ritorno del morbillo in una Brianza che non si vaccina

Da mesi si parla di vaccini a causa dell’approvazione della legge che ne impone l’obbligo per frequentare le scuole italiane. Nella provincia di Monza e Brianza, intanto, i casi di morbillo sono aumentati in modo inquietante (spoiler: c’entrano proprio i vaccini)

Il comunicato della ATS

Qualche mese fa, l’ATS Brianza, ovvero l’agenzia di tutela della salute (ex ASL), ha diffuso su internet un comunicato stampa ( lo si può leggere integralmente qui) in cui si esponeva il grave aumento di casi di morbillo nella nostra provincia. E l’aggettivo “grave” sembra quasi un eufemismo se si dà un occhio ai dati che la stessa agenzia ha diffuso: nel 2016 i casi registrati sono stati solo 11, quest’anno sono già 126. Dal 2000 è il numero più alto, e si tenga ben presente che i dati arrivano solo a fine aprile. Fortunatamente, la manifestazione più grave di questo virus, l’encefalite, non è stata riscontrata in nessuno dei pazienti, ma 23 persone hanno dovuto comunque essere ricoverate.

Morbillo_brianza_11_set_2017

Questo aumento è un fenomeno tutto brianzolo: infatti, mentre per quanto riguarda l’area di competenza dell’ospedale di Lecco si parla di 6 casi, se ci spostiamo nel territorio di Vimercate il numero schizza a 91.

Come si spiega?

La vera spiegazione sta nella scarsa copertura vaccinale del nostro territorio proprio per quanto riguarda le iniezioni che proteggono da morbillo parotite e rosolia. La rivista Wired ha recentemente pubblicato un’accurata mappa con le percentuali di vaccinati in tutta Italia, dividendo per i vari tipi di iniezione. Gli ultimi dati disponibili risalgono al 2015.

Per quanto riguarda la provincia di Monza, la copertura quell’anno si attestava intorno al 92%, quindi non era garantita l’immunità di gregge, che per questo tipo di vaccinazione si attesta al 95%. Anche per malattie come Meningococco C  (90,4% di vaccinati) e Pneumococco (87%) la nostra provincia non ha raggiunto una copertura sufficiente.

Siamo proprio sicuri che più vaccinazioni aiuterebbero?

Certamente. Dei casi di morbillo riscontrati finora, il 90% si sono manifestati in persone non vaccinate, per la precisione 117 su 126, e inoltre c’è da aggiungere il fatto che otto soggetti avevano fatto solo una delle due punture previste. In sostanza, di queste, solo una persona vaccinata con entrambe le iniezioni ha contratto la malattia; è un caso raro ma l’autrice del comunicato, la dottoressa De Gada, dice che può capitare.

Morbillo2_brianza_11_set_2017

Anche a livello nazionale, come è riportato da Epicentro, il portale online della sanità pubblica dedicato all’epidemiologia, la percentuale di persone non protette colpite è corrispondente a quella riscontrata nella nostra provincia.

Come la stessa dottoressa afferma in conclusione del comunicato, epidemie come queste hanno vita facile soprattutto perché molti genitori rifiutano di vaccinare i propri figli per scelta.

Freevax o antivax?

Probabilmente tra le famiglie che hanno deciso di non proteggersi ci sono anche alcuni partecipanti della marcia tenutasi a Lecco il 16 luglio contro il decreto Lorenzin. Le associazioni che hanno partecipato (Comilva, attiva a livello nazionale, Auret, Genitori NO OBBLIGO Lombardia etc.) non si dichiarano apertamente contro i vaccini, ma chiedono di decidere autonomamente se farli o meno e di ricevere maggiori informazioni su cosa contengono.

Vaccini
Foto della manifestazione a Lecco del 16 luglio (fonte: Lecco Today)

In realtà associazioni come quelle sopracitate pubblicano già, nei loro siti internet, ricerche che sembrano mettere in dubbio l’efficacia delle vaccinazioni. Sul sito di Comilva, ad esempio, è stato pubblicato un fantomatico studio che sostiene la possibilità che anche i soggetti vaccinati possano trasmettere il morbillo. Inoltre, la ricerca, tradotta interamente da un blog anglosassone, dice che il 18% dei vaccinati contrae la malattia.

Come abbiamo ampiamente dimostrato in questo articolo, queste notizie sono false. Occorrerebbe in generale informarsi con più attenzione per evitare che, come nel caso di una mamma presente alla manifestazione di Lecco, si creda di combattere un’epidemia inesistente”L’epidemia invece c’è, ma fortunatamente esiste anche un modo per fermarla.

 

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