Seregno a tre mesi dagli arresti

Avevamo seguito con numerosi approfondimenti le vicende che hanno sconvolto Seregno a settembre (per chi se li fosse persi: avevamo dato la notizia la stessa mattina, riflettuto sulle possibili conseguenze, preso atto dei mutamenti dello scacchiere politico, e analizzato le intercettazioni ). E oggi? Ci sono nuovi sviluppi? Un po’ di link e notizie utili per rimanere aggiornati sulla vicenda

La scarcerazione

Dal 30 ottobre è scattata la scarcerazione per i maggiori imputati della vicenda ovvero l’ex sindaco Edoardo Mazza, Stefano Gatti (ex consigliere comunale Pdl) e Giuseppe Carello (dipendente ufficio Sdas). Anche l’ex assessore Ciafrone e l’ex vicesindaco Mariani hanno visto la revoca della loro interdizione ai pubblici uffici. Il 19 ottobre anche al costruttore Lugarà era stata revocata la misura cautelare su richiesta del suo avvocato Ricci. Infatti, il legale si era rivolto al Tribunale del Riesame, che non aveva trovato prove così gravi che potessero giustificare la permanenza in custodia cautelare.

Il già onorevole Maurizio Lupi, davanti ad una piccola folla di presenti dichiara che “Il tribunale del riesame ha detto che non c’era nulla” a carico di Mazza. Scattano gli applausi. A differenza di quanto successo per Lugarà, però, Mazza è stato scarcerato perché, anche secondo il pm Salvatore Bellomo, non si sono più ritenute significative le esigenze di custodia cautelare. Tant’è che successivamente anche altri indagati hanno ritirato il ricorso al riesame, aspettandosi la scarcerazione per gli stessi motivi dell’ex primo cittadino. A parte questa lieve imprecisione, cosa c’entra l’onorevole di Alternativa Popolare?

Cittadini in piazza
Immagini del presidio spontaneo tenutosi il 27 settembre scorso, un giorno dopo gli arresti

Le parole qui riportate  sono state pronunciate durante la prima uscita pubblica dell’ex sindaco dopo la sua scarcerazione, in una serata promossa dalla fondazione “Costruiamo il futuro” che fa capo proprio a Lupi. “Mazza è un ragazzo che si è formato alla scuola della fondazione “Costruiamo il futuro” aveva detto poco prima il parlamentare capogruppo di AP.

La conferma del fatto che bisogna ancora fare chiarezza ce la dà  la Procura di Monza che il 19 di dicembre ha chiesto una proroga di 6 mesi alle indagini. 

L’inchiesta si allarga

La proroga mira ad indagare su altri presunti casi di corruzione che avrebbero coinvolto la giunta seregnese. Tra i nomi presenti nell’ampliamento dell’inchiesta spuntano nuovamente Mazza, Mariani e Lugarà, ma in più si aggiungono noti imprenditori come Emilio Giussani e Roberto Pozzoli.

C’è però un fatto che ha causato l’obiezione in particolare dell’avvocato Ricci, difensore di Lugarà: la proroga, con annessa richiesta agli interessati di presentarsi agli interrogatori, è stata annunciata “a carte coperte”. Ciò significa che sugli atti viene indicata l’accusa di corruzione “più altro” senza aggiungere però a quali vicende si riferiscano i pm di Monza Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo. Ricci chiede quindi di annullare la proroga, ma ancora non ha ottenuto risposta.

I “nuovi” nomi

La retorica del “ve l’avevamo detto” è sempre fastidiosa, però già leggendo le carte dell’inchiesta ci si poteva rendere conto che le indagini non si sarebbero concentrate solo sul rapporto Mazza-Lugarà. I nomi di Giussani (ordinanza pagina 176) e Pozzoli (pag. 160), per esempio, comparivano anche nelle conversazioni registrate rese pubbliche a settembre. Certo, dalle parole che emergevano in quella sede non vi si poteva trovare alcun elemento significativo riguardo a queste persone. Si poteva però prevedere che gli inquirenti avrebbero controllato qualsiasi soggetto nominato nelle intercettazioni.

Seregno 3 mesi dopo 2
Immagine da Infonodo

E così effettivamente hanno fatto: secondo Il Giorno, i carabinieri si sarebbero fatti consegnare materiale sulla Cava Giussani . Riguardo alle attività di Giussani si era già sollevato un polverone mesi fa, innanzitutto riguardo ad una pompa di benzina situata nella sua sede di via Maccallè. Secondo un articolo di Infonodo essa sarebbe stata rimossa appena prima dell’ispezione dei funzionari comunali; inoltre lo stesso Mazza aveva detto che non era stata inserita nel PGT. Anche sulla cava (via Meiani) erano emersi presunti abusi (un suo ampliamento del 40% a scapito del parco d’interesse sovracomunale) che sarebbero stati denunciati dall’ex assessora Milani (vedi ancora Infonodo). Poco dopo le presunte vicende della pompa di benzina, però, Milani diede le dimissioni.

Conclusione? No, proprio no

L’unica cosa certa in questa vicenda, quindi, è che ancora non è finita. Proseguiranno le indagini e i processi, staremo a vedere. Abbiamo tenuto comunque a pubblicare questi aggiornamenti proprio per mostrare come le cose più che semplificarsi via via si complicano

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